Nazionale

Movimento-farmaco, uno a zero. Quando lo sport vince nella partita contro l'età


Il futuro dell’attività motoria in Europa? C’è. Ed è l’affermazione del movimento come essenza della vita stessa. E’ la conclusione di Andrea Imeroni, presidente nazionale Area perlagrandetà Uisp, al workshop dal titolo “Movimento e benessere: è un problema sanitario?”
Nel cuore di Rimini Fiera, SportsDays ha ospitato un confronto tra medici, operatori dello sport, accademici, direttori di Ausl, e fisioterapisti. “Se riusciremo a portare la novantenne depressa che non esce più da casa a fare almeno solo il giro dell’isolato, avremo già vinto. E con semplicità”- ha affermato Imeroni. Movimento-farmaco, uno a zero, dunque.

Al centro dell’incontro, non solo la possibilità di migliorare lo stato di salute attraverso la pratica sportiva, anche se a bassa intensità di sforzo, ma anche il pressing che l’Uisp sta facendo al Ministero della Salute per l’istituzione di un corso di attività motoria di base per tutti i cittadini, di ogni età e sesso. E quando l’Uisp dice di “ogni età” vuol dire anche degli over 70.

“Bisogna indirizzare tutta l’attività medica non solo sulla patologia ma soprattutto sulla salute ha detto Antonio Guaita, direttore della Fondazione Golgi – Cenci di Abbiategrasso, specialista in gerontologia e geriatria, medicina del lavoro e fisioterapia – Piuttosto che rendere obbligatorio il certificato medico per svolgere attività sportiva si dovrebbe mettere una tassa sull’inattività. Lo stato guadagnerebbe tanto”.

Una provocazione lanciata con ironia e sostenuta anche da Francesco Benvenuti, direttore del Dipartimento di riabilitazione Ausl 11 Empoli: “Il consiglio del medico agli anziani è sempre lo stesso, quello di muoversi di più. Ma per avere il certificato che attesta questo bisogna pagare. Così si lancia un messaggio schizofrenico, è un’assurdità. E’chiaro che questo sistema è frutto di un accordo sindacale che vuole far trarre profitto ai medici di base. Non esistono ragioni scientifiche che giustificano questa prassi”.

Il movimento non è mai in contrapposizione alla salute e al benessere. Ma attenzione. Bisogna distinguere l’intensità dell’attività motoria. Questo l’appunto che ha fatto Arsenio Veicsteinas, preside della facoltà di Scienze motorie, direttore del dipartimento di Scienze dello sport, nutrizione e salute, ordinario di Fisiologia umana Università degli Studi di Milano: “Credo che per l’attività ludico-ricreativa di modestissima intensità di sforzo, cioè quella chiamata comunemente “dolce”, non occorra certificato medico– ha detto- E’ talmente blanda che nessuno, nemmeno il settantenne che non ha mai fatto attività motoria, corre rischi. Ma per il resto delle pratiche ritengo assolutamente necessario un certificato medico per attività sportiva non agonistica. Aggiungerei con visita cardiologica ed elettrocardiogramma a riposo e dopo lo sforzo. Non sono 70 euro in un anno a bloccare la voglia di movimento. E’ più che altro un fattore culturale, di stili di vita. Poi mancano anche gli spazi in cui poter praticare, facilmente raggiungibili da un anziano e a portata di tasca”.

Una prassi quella del certificato medico per la pratica del movimento dolce già abolita in Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige che l’Uisp vorrebbe vedere estesa su tutto il territorio nazionale. E sulla differenziazione d’intensità di sforzo delle attività sportive Imeroni rassicura: “Esiste già un nostro protocollo ad hoc redatto dalla nostra associazione”.

Spazio anche agli interventi dal pubblico che si sono incentrati sopratutto sulla querelle che vede contrapposti fisioterapisti e laureati in scienze motorie.

A margine dell'incontro anche Richard Douglas "Dick" Fosbury, olimpionico statunitense nel salto in alto, classe 1947, ha parlato di sport per tutti e per la grande età. Il suo intervento, presto online.

Laura Bonasera